persone che cercano lavoro

9 cose che ho imparato sulle persone che cercano lavoro più 1 che non capirò mai

Ogni tanto capitano quelle giornate in cui ti viene voglia di fermarti e fare un bilancio su una qualche questione. Spesso siamo di corsa, “consumiamo” la vita senza grande consapevolezza di quello che ci accade e solitamente non ci poniamo troppe domande oppure non ci poniamo quelle giuste…. A me recentemente è capitato di fermarmi e di chiedermi se e cosa il mio ruolo professionale di selezionatrice di personale mi permettesse di affermare sulle persone che cercano lavoro.

Mi sono fermata e mi sono detta: “Sono ben più di 10 anni che tra una cosa e l’altra incontri persone che cercano lavoro o che vogliono cambiarlo, cosa le accomuna? Che caratteristiche ha questa categoria di persone? E poi, si può definire una categoria? E’ possibile fare delle generalizzazioni e delle riflessioni?”

Le persone con cui ho avuto a che fare sono nell’ordine delle migliaia. Sappi che incontro almeno 10 persone ogni settimana quindi più o meno 500 ogni anno. Siccome lo faccio da più di dieci anni questo vuol dire almeno 5000 persone che cercano lavoro intervistate da quando ho iniziato questa attività.

Ormai l’esperienza mi permette di sintonizzarmi velocemente con i candidati che incontro perchè, al di là delle ovvie e sempre presenti differenze individuali, essi vivono spesso delle situazioni ricorrenti.

Allora proprio oggi ho deciso di cimentarmi in questo gioco e di provare a concentrare il mio vissuto in alcune affermazioni. Lo chiamo gioco perchè so bene che non può essere scienza e io stessa devo accettare di emettere dei giudizi un po’ grossolani per poter ordinare tutto quello che l’esperienza mi suggerisce. Pronti? VIAAAAA

Le 9 cose che ho imparato sulle persone che cercano lavoro + 1 che non capirò mai

1) Non sempre chi cerca attivamente lavoro è il miglior candidato

Sembrerebbe abbastanza ovvio che chi è attivo sul mercato del lavoro e si propone agli head hunters come candidato sia colui che ha la maggior motivazione ad iniziare un nuovo lavoro o a cambiarlo e che quindi sia il target più giusto delle aziende che cercano personale. Se funzionasse così  la vita di chi fa il mio lavoro sarebbe molto più semplice. L’esperienza mi dice che le cose vanno diversamente. Spesso risulta più efficace andare a solleticare l’interesse di qualcuno che, almeno all’apparenza, è un candidato passivo e non si candiderebbe alla tua selezione se non lo contattassi tu. Dare una spiegazione di questo fenomeno a me non pare semplice però vi posso assicurare che è così. L’unica cosa che mi viene in mente è che forse chi è già soddisfatto della sua situazione appare meno stressato, meno ansioso di piacere e forse come in amor anche nel lavor vince chi fugge…

2) Le donne hanno le idee più chiare su cosa vogliono

Non me ne vogliano gli amici maschietti ma devo dire che le donne in fatto di lavoro appaiono molto più concrete e precise nel definire che cosa vogliono. Così come sono spesso consapevoli di quello che il mercato è disposto ad offrire loro e quando accettano un compromesso sono perfettamente coscienti che si tratti di un compromesso e lo fanno avendo ben analizzato il rapporto costi/benefici. Spesso gli uomini paiono o guidati da stereotipi su quelli che sono i percorsi di carriera più frequenti oppure proprio sembra che non si pongano il problema di come costruirsi un percorso.

3) Diffidare sempre da chi sembra troppo disponibile

L’esperienza mi dice che le persone che nella fase iniziale di una selezione sembrano più disponibili a valutare con benevolenza la nostra proposta professionale alla fine sono pronti con altrettanta facilità a tirarsi indietro. Vanno assolutamente apprezzate quelle persone che si prendono del tempo (un po’ di tempo non una vita!) per valutare se sono interessati all’opportunità che gli viene sottoposta. Solitamente questi candidati riservano meno sorprese al momento della trattativa con l’azienda.

4) Se uno è motivato trova sempre il modo di organizzarsi per un colloquio

Un indicatore significativo per capire se un candidato è motivato ed interessato è la sua disponibilità ad organizzarsi per un colloquio con il selezionatore e poi con l’azienda. E’ ovvio che una persona che lavora abbia delle difficoltà a liberarsi in orario lavorativo ma proprio il fatto che lo faccia denota interesse, capacità di problem solving e rispetto per il lavoro altrui. Chi offre disponibilità per i colloqui il sabato o la domenica oppure la sera ad orari improponibili rischia solo di precludersi delle opportunità.

5) Chi fa il misterioso alla fine resta a secco

A volte, abbastanza raramente per la verità, ci sono delle persone che si fanno delle remore a fornire alcuni dati personali (ma non sensibili ovviamente!) al selezionatore. Si tratta di dati che aiuterebbero ad inquadrare la candidatura nel processo di selezione non certo a farsi i fatti degli altri! Eppure a volta capita di sentirsi dire, specialmente con riferimento al pacchetto retributivo attuale oppure all’organizzazione del proprio ufficio/dipartimento, che queste segretissime informazioni saranno fornite solo in una fase successiva della selezione. Peccato che quella fase non ci sarà mai perché per un selezionatore è impossibile fare una valutazione sul match della candidatura con il profilo ideale senza conoscere questi dati. Eh sì sarà per una prossima volta!

6) Se piace tantissimo a me probabilmente al mio cliente non piacerà

A volte capita proprio di innamorasi di un candidato. Si resta colpiti dalla brillantezza di talune persone o dalla loro storia oppure da alcune loro caratteristiche personali come la determinazione, l’ingegno, il problem solving e, forse storditi dall’ammirazione, si perde l’obiettività nella valutazione di quella persona come candidato. Il selezionatore si convince che quella persona sia la migliore candidatura per il proprio cliente e che meriti assolutamente di vincere la gara per il posto disponibile. Quando poi il tuo cliente incontra il candidato (per non parlare se la candidatura viene stroncata sulla carta, orrore!!) ed il feedback che ti viene fornito è appena discreto o giù di lì non puoi capire la delusione!! Il senso di essere incompresi, di spreco di talento! Chissà chi ha ragione in questi casi??? Ah certo, il cliente ha sempre ragione, ovvio!

7) Giurare al cliente che è la persona giusta porta una sfiga tremenda

Questa è a volte figlia della nr. 6 anche se si può riscontrare anche senza che ci sia l’innamoramento del selezionatore. Funziona così: sei felicissimo perchè pensi che di aver trovato il candidato veramente giusto, il quadro è perfetto: competenze, soft skills, range retributivo sono perfettamente in linea con quanto ricercato dal tuo cliente e quindi tu ti profondi in una serie di elogi di quel candidato tanto che il cliente decide di assumerlo confortato anche dalla tua convinzione. Bene, la probabilità che il candidato una volta assunto si riveli un pazzo psicopatico e che venga cacciato dopo pochi giorni di lavoro è veramente altissima!! Mai mettere la mano sul fuoco su un candidato, per nessun motivo! E non chiedetemi spiegazioni per questo fenomeno perchè proprio non saprei che rispondere 🙂

8) Quando un candidato ti nasconde qualcosa spesso è una stupidaggine ma tu immagini chissà che

Spesso, durante un colloquio di selezione, hai la sensazione che non tutto quel che ti sta raccontando il tuo candidato torni alla perfezione. E’ difficile da spiegare, si tratta di una specie di sensibilità che si affina con l’esperienza e un sesto senso forse supportato dalla lettura del paraverbale del candidato ma ad un certo punto si accende una lampadina. In realtà spesso succede che le persone cerchino di presentarsi al meglio e tendano a nascondere delle piccole vicissitudini o incidenti di percorso che possono tranquillamente accadere in un percorso professionale ma che il candidato preferisce tacere pensando che lo metterebbero in cattiva luce. In realtà siccome il selezionatore per sua natura tende ad essere un po’ sospettoso ed è conscio di questo gioco delle parti sicuramente si immagina lo scenario peggiore e tenderà ad esprimere una riserva sulla candidatura. Siate sempre sinceri, ricordate, il selezionatore è un AMICO!

9) Se messe a proprio agio le persone ti dicono di più

Va di moda, una volta anche più di adesso per la verità, un tipo di intervista al candidato con uno stile che tende a metterlo sotto pressione. L’idea è che una persona se incalzata tiri fuori tutto quel che serve e che cada in contraddizione se magari omette alcune informazioni o passaggi curriculari C’è anche la, secondo me errata, convinzione che un’intervista di questo genere aiuti a capire il comportamento del candidato in situazioni stressanti. Secondo la mia esperienza invece ha il solo effetto di farti risultare sgradevole per non dire maleducato e di far venire al candidato la voglia di scappare il più velocemente possibile e non avere più niente a che fare con te. Ho visto che creare una situazione di fiducia, di apertura e di non giudizio favorisce moltissimo la disponibilità dei candidati ad aprirsi e a raccontare anche gli aspetti meno brillanti del proprio percorso.

+1) E poi, come anticipato, c’è una cosa che davvero non capirò mai delle persone che cercano lavoro!

Eh sì c’è una cosa che dopo tanti anni ancora non ho capito delle persone che cercano lavoro ed è quale criterio utilizzano per rispondere agli annunci di ricerca di personale. E’ esperienza comune a tutti i selezionatori d’Italia quella di vedere delle candidature che non hanno niente in comune con le richieste riassunte nell’annuncio. E’ vero che a volte questi ultimi sono talmente stringati e con poche informazioni ma riuscire a non soddisfare nemmeno quelle poche….. Una sola domanda: PERCHE’?

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Francesca Cancian
Laureata in psicologia a Trieste, ho più di 15 anni di esperienza nella vendita di servizi di consulenza ad alto valore aggiunto alle imprese. Ho creato e gestito reti vendita e curato lo start up di business unit. Appassionata di coaching e sviluppo personale, credo fermamente nel potenziale delle persone.
25 commenti
  1. leonardo mangia
    leonardo mangia dice:

    Dott.ssa Cancian

    Per rispondere al suo n+1 pensiero ritengo che la cultura dominante sia incentrata su un credenza molto popolare …” Più colpisco più ho la probabiliotà di colpire. Se Lei ci pensa noi crediamo nella quantità, se ho tre auto sto meglio di colui che ne ha una, se acquisto la confezione gran risparmio di 20 yougurt mi sento tranquillo, magari poi li butto. Se spedisco più CV, magari ciclostilati, ho fatto il mio lavoro e potrò sempre dire “ho chiesto a tutti, ma non ce l’ho fatta” e giù col pietismo di maniera che diventa brodo di cultura nei rapporti con gli altri.
    Mi permetto di suggerirle di essere parte attiva in questo percorso di ricerca e consigliare i candidati ad esaminarsi, aiutandoli a tirare fuori le loro peculiarità sia professionali sia comportamentali. Questa ricerca introspettiva, talvolta evidenzia personalità nascoste e capacità che un racconto sequenziale delle esperienze non evidenzia.
    Tutti noi dobbiamo sforzarci per capire approfondendo l’interlocuzione, quindi non solo foto, ma deep photo.
    Alla prossima e buon lavoro

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    • Francesca Cancian
      Francesca Cancian dice:

      Grazie del commento Leonardo,

      certo la soluzione a questo “problema” è nel far cultura ma non penso che oggi nel 2016 manchino le informazioni su come cercare lavoro, su come scrivere curriculum ecc.. La rete è strapiena di contenuti gratuiti a disposizione di chi abbia voglia di fare un minimo di ricerca. Sicuramente in alcuni casi gioca molto l’ansia dovuta al fatto di non trovare lavoro e alcune volte la vera disperazione che ne consegue ed io rispetto profondamente queste emozioni delle persone. Purtroppo la compulsione nell’invio della propria candidatura non è la miglior soluzione al problema.

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  2. milenam
    milenam dice:

    Chiedo come fa a cercare dei candidati, se alla fine quello che piace a Lei non piace al suo cliente. Ragiona al contrario?
    Buon lavoro!

    Milena M
    www consiglioweb.com

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    • Francesca Cancian
      Francesca Cancian dice:

      Milena un pochino sì in effetti è come dici tu! Il risultato migliore lo ho quando riesco ad entrare veramente nei panni nel mio cliente e abbasso il mio sistema di giudizio personale che a volte può essere di ostacolo nel lavoro. Comunque quello che scrivo non è la regola, spesso io e il mio clienti ci troviamo in sintonia sul giudizio! A volte estremizzare aiuta a comprendere un concetto. Un saluto

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  3. Giggione
    Giggione dice:

    Quindi quello che ha scritto è falso? In che senso non è la regola?

    Come mai scrive cose false ? Perché ha questo bisogno di scrivere cose che provochino scalpore? Ha bisogno di vedere che ha tante visualizzazioni e tanti follower? La fa sentire meglio, più sicura, più tranquilla ?

    Rispondi
    • Francesca Cancian
      Francesca Cancian dice:

      Buongiorno Giggione,

      come ho ben specificato (almeno mi sembra) racconto una mia esperienza personale che è vera per definizione.

      Per il resto mi sembra di capire che lei si preoccupi per il mio equilibrio psicolfisico, mi sento di rassicurarla, sto molto bene grazie. Ho ho ha ha un saluto ridente a lei

      Rispondi
  4. Benedetto Caramanna
    Benedetto Caramanna dice:

    Buonasera Francesca e grazie per il tuo contributo ricco di spunti interessanti e anche un pizzico di sana ironia; anche io faccio questo mestiere da tanti anni. mi vorrei soffermare sul punto 9; sono pienamente d’accordo con te, le persone , se messe a proprio agio, si aprono e ci raccontano che storia hanno, non solo professionale ma anche personale; perchè per dare un giudizio complessivo su un candidato è importante avere un approccio olistico. buon lavoro. Benedetto

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  5. Ludovico Castellano
    Ludovico Castellano dice:

    Il suo articolo Dott.ssa Francesca l’ ho trovato molto vero e si vede che è frutto di una lunga esperienza vissuta con passione. Personalmente condivido molto tutti i 9 punti . Un valore aggiunto , importante anche per i candidati, che comunque investono parte del loro tempo in colloqui, è quello di riuscire a percepire dei feedback costruttivi per evitare di andare per strade che non portano da nessuna parte . Spesso non hanno la fortuna di incontrare persone come Lei che si veste i panni del cliente e mettendoli a loro agio consente come tarare il tiro . I piu’ non danno nessun ritorno.

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  6. Diego De Feo
    Diego De Feo dice:

    Buongiorno, e grazie per questa condivisione di esperienze.
    Sempre a proposito del +1) Le confermo che molto spesso le offerte omettono informazioni fondamentali per decidere serenamente se possono essere interessanti o meno, per cui inviare il proprio CV sembra essere l’unica strada per sperare di approfondire.
    Qualche informazione in più favorirebbe la selezione naturale, e magari i selezionatori troverebbero il tempo di dare un feedback a chi comunque sta ipotizzando – per convenienza o necessità – di cambiare la vita propria e della propria famiglia, invece che ignorare del tutto il candidato inadeguato.
    Ma sembra che la cosa più importante sia non fare capire al potenziale candidato quale sia l’azienda che sta offrendo la posizione (per evitare contatti diretti?); si vedono pertanto espressioni inutili quali “leader del suo settore”, “sede: Nord Italia”. Se cerco in zona Cuneo e il lavoro è a Trieste, non posso far altro che candidarmi per scoprirlo. La Lombardia è grande, potrei raggiungere il posto in giornata o dovermici trasferire. Per molti cambia.
    Ogni qualvolta ho mandato un’application all’estero, ho ricevuto puntuale feedback, qui in Italia quasi mai; forse può essere anche questo uno spunto di riflessione. Saluti.

    Rispondi
    • Francesca Cancian
      Francesca Cancian dice:

      Buongiorno Diego, grazie per il commento. Trovo degli spunti molto interessanti per una riflessione sul tema. In effetti viviamo in un mondo strapieno di diffidenza, a volte anche giustificata, il mercato è molto aggressivo e la cultura di impresa e di acquisto di servizi non è elevatissima, bisogna dirlo! Sembra veramente una situazione in cui tutti sono contro tutti e dove si arranca in qualche modo verso un risultato che spesso non è nemmeno così soddisfacente. Ognuno poi tende a vedere la situazione dal suo punto di vista e ci si scanna nei dibattiti su Linkedin che alla fine diventa uno “sfogatoio” delle nostre frustrazioni.

      Rispondi
      • Stefano
        Stefano dice:

        Personalmente concordo con Diego! Spesso mi capita, specie ora, periodo post crisi, di trovare annunci e quindi candidarmi per posizioni che, pre crisi, richiedevano come skillls, competenze aggiuntive! Non perché il ruolo lo richieda, ma perché, a mio parere almeno, il litemotive è ….visto che molta gente cerca, tanto vale , anche per un Agente di commercio che opererà in zona Romagna, con clientela, prodotti e per una ditta Italiana, chiediamo anche la padronanza dell’ Inglese, la Laurea Magistrale, etc etc, e questo per mansioni per cui, sempre a mio avviso, anziché scriverli come requisiti richiesti, andrebbero specificati come, caso mai, requisiti preferenziali, allora sì che se, a parità di esperienza e competenza, un candidato ha anche una conoscenza di una lingua ed una Laurea, ben venga per chi lo assume, ma al contrario, quindi porli come requisiti essenziali, porta poi a vedere ripubblicato di continuo quell’annuncio a distanza di svariati mesi, quindi ad avallare quanto enunciato, poi sto generalizzando per facilitare la comprensione, ovvio che dove quei requisiti è palese che sono essenziali, non invio neppure il cv.

        Rispondi
        • Stefano
          Stefano dice:

          Errata corrige: All’inizio intendevo dire che ora vengono richieste skill, che pre crisi non erano richieste a parità di ruolo da ricoprire…. (sorry per la fretta!) :))

          Rispondi
          • Francesca Cancian
            Francesca Cancian dice:

            Grazie Stefano per il contributo. Io quando pubblico l’inserzione cerco di reinterpretare in chiave più “realistica” la Job che spesso mi fornisce il cliente e che limiterebbe molto la possibilità di trovare candidati in linea con le esigenze. E’ vero però che negli ultimi 5 anni sono molto cambiate le esigenze dei clienti e non per capriccio loro ma perchè il mercato in cui operano è molto competitivo e complesso ed è necessario avere personale altamente specializzato e formato. Un saluto e spero ci leggerà ancora 🙂

  7. L
    L dice:

    L’ho trovato interessante e mi ha strappato più di qualche risata. Io siedo sporadicamente all’altro lato della scrivania ma per mia indole ricordo e annoto i colloqui che faccio e con chi li faccio, sia mai che mi serva in futuro. Sarebbe divertente fare un articolo dall’altra prospettiva.
    LC

    Rispondi
  8. illy
    illy dice:

    Faccio il suo stesso lavoro, anche se solo da un anno circa, e mi ritrovo in tutti i punti. Sopratutto sul 9+1! all’inizio ho sorriso quando per una posizione di project engineer per settore elettronico si candidò un pizzaiolo, ma alla fine è davvero snervante dover leggere profili di persone che non c’entrano nulla con quello che si cerca.
    Alla fine sono giunta alla conclusione che il cv lo invieranno sempre, magari sperano che trattiamo posizioni come le loro e che un giorno ci ricorderemo dei loro cv!

    Rispondi
    • Francesca Cancian
      Francesca Cancian dice:

      Grazie Ilenia per il commento! Sicuramente l’esperienza comune ci aiuta a vedere le cose in modo simile. Chi vive l’esperienza da un altro punto di vista (i candidati per esempio) riscontra altre criticità e vive altre frustrazioni, chissà se ci si riuscirà mai a capire tra le diverse parti!

      Rispondi
  9. Elisabetta
    Elisabetta dice:

    Ciao,
    mi chiamo Elisabetta. Anch’io ho più di 10 anni di esperienza nella selezione del personale e sono un’attiva ricercatrice di lavoro da anni.
    Vorrei aggiungere delle considerazione ai tuoi punti in modo di avere un quadro più oggettivo della realtà.

    Innanzitutto consideriamo cosa spinge una persona a ricercare lavoro:
    Necessità? Ambizione? Disagio?
    Necessità: sono quelli senza lavoro che hanno necessità di guadagnare per mantenere se stessi e la propria famiglia (sono normalmente le persone che hanno “massima disponibilità”)
    Ambizione: sono coloro che vogliono solo crescere economicamente e professionalmente ( sono le persone che hai indicato al punto 5)
    Disagio: sono i buoni lavoratori, con voglia di fare e di impegnarsi, ma sono troppo stressate, persone che lavorano in ambienti “incerti” circondate da persone ambiziose, ma improduttive. Solitamente queste persone sono gestite da manager e capi incompetenti che non sanno lavorare, sempre alla ricerca di un “capro espiatorio” per giustificare eventuali fallimenti e colleghi poco collaborativi ( esempio 8)
    Certo chi non cerca lavoro vuol dire che sta bene dov’è e con i tempi che corrono è una vera fortuna: fare un lavoro che piace in un bell’ambiente, adeguatamente retribuito, perchè cambiare? L’incerto spaventa.

    Anche il candidato non è un forse un cliente? La ricerca è sempre a senso unico
    Quando colloquiamo una persona forniamo anche a lei un servizio. Spesso le persone se ne vanno insoddisfatte, gli viene richiesto solo il lato tecnico (hai fatto? Ah, questa cosa non l’ha mai fatta, peccato) ed il colloquio è sbrigativo, ma non si valuta più la “ricchezza personale che elude la pura pratica lavorativa? L’onestà intellettuale, l’umiltà, la serietà, la fedeltà, la capacità di sacrificio, la vera collaborazione, il fine comune? Oggi, e la società dell’immagine ce lo insegna, basta solo sapersi vendere bene con buon cv!
    A me è capitato di essere stata assunta dopo tre mesi di colloqui, test psicoattitudinali, prove pratiche, lunghe ore di attesa e poi essere lasciata a casa dopo due mesi alla fine del contratto.
    Annualmente mi candido a più di 200 offerte in linea con il mio profilo, non mi impegno neanche più a fare la lettere di presentazione, è difficile che venga letta. Per avere un colloquio chiamo direttamente e dico “sono in linea con ciò che state cercando” “Ah bene, le faccio fare il colloquio”. Dopo il colloquio vengo tempestata di domande su com’è andato, l’interesse finisce subito se l’azienda trova altre candidature, non bessuno si fa più vivo e ti dà risposte, se invece va bene la gentilezza continua… Insomma dare anche risposte non solo al cliente “azienda” è quantomeno una forma di rispetto!
    E chiedere al candidato se è soddisfatto dell’azienda in cui è stato inserito? Il cliente non ha sempre ragione, alcuni ambienti sono umanamenti assurdi ed è giusto che il candidato se ne vada!

    Voglio rispondere alla tua domanda sul pechè?
    E’ luogo comune, ed è un retaggio degli anni del boom economico pensare “E’ un lavoro che potrei benissimo fare” perchè effettivamnete una volta era così, bastava la volontà di imparare! Credo sinceramente che questa considerazione possa valere ancora oggi se la gente avesse davvero voglia ed umiltà di imparare e se in azienda si trovasse tempo e voglia di affiancare e formare le persone invece di avere dipendenti che si preoccupano di mantenere gelosamente il proprio posto, rendendosi indispensabili a discapito della collaborazione e della condivisione delle informazioni per il bene comune.

    Infine il selezionatore (o azienda), oltre a sapere esattamente costa sta ricercando (non sempre infatti c’è chiarezza e competenza) deve avere l’umiltà di ascolto cercando non solo di ottenere le risposte attese, che danno certezze, ma di interpretare e scoprire la novità e l’unicità del proprio interlocutore che fondamentalmente rimane l’utile risorsa

    Rispondi
  10. Alessandra Spera
    Alessandra Spera dice:

    Buonasera, mi occupo di career counseling e pertanto aiuto le persone a cercare e trovare lavoro. Questo tema mi appassiona e vorrei proporre alcune osservazioni. 1) il candidato brillante, capace di problem solving e pieno di skill (posso non mettere la s? nei termini inglesi in testo italiano non ci va) con alta probabilità non è adatto a svolgere un lavoro dipendente, forse troverebbe più opportunità lavorando come libero professionista o imprenditore…valutare sempre la propensione al rischio e la capacità di affidarsi ( e quindi di dipendere…non sono concetti banali, riguardano in parte l’intrapsichico e fanno la differenza). Stesse considerazioni per il candidato più attivo nel cercare lavoro: non tanto perché nel lavoro vince chi fugge, ma quanto perché una persona molto attiva dà l’idea di essere impegnata ( e lo è) e soprattutto di prendere molte iniziative…bisogna essere imprenditori illuminati per assumere una persona così 3) riguardo al + 1….un tempo non ero una psicoterapeuta né una career counselor: sono stata impiegata commerciale italia ed estero e ho svolto molte altre mansioni. Trovare lavoro era un’impresa: dagli annunci proposti, non avevo mai i requisiti. Io mi proponevo lo stesso e poi telefonavo all’azienda o al selezionatore fino a che non mi spiegava di cosa avessero davvero bisogno: alla fine scoprivo che cercavano un “ragioniere” (ma io avevo fatto il liceo scientifico) per l’ufficio commerciale “sa com’è..le lingue…” (io sapevo l’inglese e me la cavavo con le altre ma sul diploma non c’era scritto). Alla fine riuscivo a dimostrare di avere le capacità necessarie, non quelle richieste beninteso, e venivo assunta. Poi però ho deciso di cambiare vita e da anni sono una libera professionista (ero una molto, molto attiva); non a caso oggi parte del mio lavoro consiste nel far sviluppare alle persone strategie per superare, tra le altre, le difficoltà che ho avuto anche io. Pertanto, un’accurata job analysis consentirebbe ai selezionatori di pubblicare annunci davvero pertinenti alla posizione richiesta e non basati sui soli titoli di studio. Grazie per l’attenzione e buon lavoro

    Rispondi
    • Francesca Cancian
      Francesca Cancian dice:

      Alessandra, grazie per il commento. Sicuramente il lavoro che lei svolge è molto utile alle persone in fase di cambiamento che spesso dono disorientate dalla massa di informazioni che ci sono in questo settore. Un saluto

      Rispondi

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