cercare lavoro coach di carriera

Cosa fare quando cercare lavoro diventa difficile

Come sai se leggi con una certa regolarità i nostri articoli, noi siamo quotidianamente a contatto con persone che cercano lavoro o che vogliono cambiarlo ed abbiamo una prospettiva molto specifica su questo tema ed è quella legata all’attività di selezione. Oggi però vogliamo proporre il punto di vista di una Coach di carriera che lavora da tanti anni con le donne sulle tematiche della ricerca del giusto percorso professionale.  La Coach è Manuela Bortoluzzi che collabora con noi ed è responsabile del percorso Coaching Donna. Vi presentiamo un suo articolo dedicato a chi vive la frustrazione della ricerca infruttuosa di un lavoro.

Il testo è declinato al femminile, per deformazione professionale di Manuela :-), ma le informazioni contenute nell’articolo saranno utilissime anche ai nostri amici maschietti! Buona lettura…

Quando si cerca lavoro, perché lo si è perso o perché si vuole rientrare sul mercato dopo un periodo di assenza, si possono facilmente vivere sentimenti di frustrazione e demotivazione, a volte di vero e proprio fallimento. Questo accade soprattutto quando si cerca lavoro da molto tempo senza ottenere risultati. Allora ci si può sentire impotenti, incastrate in una situazione in cui sentiamo di non avere controllo, con il rischio di compromettere la fiducia in noi stesse e la nostra autostima.

Anch’io sono stata alla ricerca di lavoro e ricordo bene la sensazione di fragilità e inadeguatezza che vivevo in quel tempo di transizione, che fortunatamente è durato poco! Mi sentivo inferiore rispetto a chi un lavoro ce l’aveva, avevo la sensazione che mi mancasse un pezzo, odiavo quando mi chiedevano “e tu cosa fai nella vita?”

Quando cerchiamo lavoro senza ottenere rapidi risultati, attraversiamo due fasi che io chiamo “nuotare nel fango” e “spiccare il volo”.

Nuotare nel fango, è dura ma ha una sua utilità

Partiamo dalla prima. Non piace a nessuno, ma nuotare nel fango è una fase necessaria e ha una sua utilità. E’ la fase più difficile, in cui emergono sentimenti di sconforto, rabbia, paura. Dare spazio a questo ventaglio di emozioni che si possono sperimentare quando si è senza lavoro è fondamentale. A non farlo, si rischia di tenersi dentro un macigno grande quanto una montagna che, prima o poi, verrà fuori.

Ti è mai capitato di relazionarti con persone senza lavoro che sono perennemente arrabbiate o infastidite? Che si lamentano continuamente e sono sempre alla ricerca di un colpevole delle loro disgrazie?

Ecco, quelle persone hanno un macigno dentro che non hanno ancora tirato fuori. Per questo, vivere questa fase di sofferenza è un passaggio cruciale. Mentre lo fai, quello che puoi fare di buono per te è stare insieme a queste emozioni, non negarle, non rafforzarle, cercare di sentirle per quelle che sono, ovvero messaggere di passaggio che sono venute a guarirti da una ferita.

Se mentre leggi stai nuotando nel fango, ricordati sempre che al momento opportuno, se ci metti del tuo, finirà.

Sì, perché quando questa fase giunge ad un picco, come tutti i picchi ad un certo punto decresce, sempre più. A quel punto, compare un bivio che ci chiama ad una scelta: restare a sguazzare nello stagno fangoso, un posto che puzza orrendamente ma che ormai si conosce, oppure fare uno sforzo per uscire dall’acqua, pulirsi il vestitino e prepararsi a spiccare il volo.

Finalmente puoi spiccare il volo!

Spiccare il volo è la fase in cui torni a riappropriarti del tuo potere personale, riacquisti fiducia in te stessa, sviluppi un atteggiamento ottimista e decidi che puoi farcela, anzi che ce la farai. Quando questo succede, oltre a sentirti meglio, la tua ricerca di lavoro diventa più efficace, il tuo modo di fare e di interagire con gli altri nei contesti lavorativi assume un carattere positivo. Il mondo intero se ne accorge: sei rinata!

Il momento più delicato, però, è proprio il passaggio tra le due fasi, perché il rischio di rimanere a sguazzare nel fango è alto se non compi un atto di rottura che ti riporti in una posizione di fiducia, verso te stessa e il mondo del lavoro.

Innanzitutto, è importante riconoscere il momento in cui questo passaggio può avvenire. Lo puoi riconoscere quando senti di aver dato voce a sufficienza alle emozioni di paura, rabbia o tristezza che hai provato. Praticare regolarmente sport, confidarsi con dei buoni amici, mettere nero su bianco i propri pensieri ed, eventualmente, incontrare uno psicologo, può aiutarti tantissimo a fare questo. Quando sentirai di non essere più sovraccarica di emozioni negative, sarà il momento di compiere un atto di volontà, che coincide con l’assumerti la responsabilità di prendere in mano la tua vita e dirigerla.

Infatti, terminata la fase, per così, “distruttiva” in cui hai dato spazio al tuo disagio, puoi passare alla fase “costruttiva” in cui pianificare attentamente la tua ricerca di lavoro, curando le azioni precise da compiere.

Attenzione! Non compiere l’errore di buttarti a capofitto nella ricerca del lavoro quando le emozioni sono in subbuglio, perché questo ti toglie lucidità e rischia di farti compiere delle azioni frettolose di cui poi potresti pentirti. Ricordati che quando si cerca lavoro, la fase di preparazione è la più importante e per prepararsi ci vuole chiarezza di pensiero, che solo una condizione di tranquillità può darti. “Datemi sei ore per abbattere un albero e passerò le prime quattro ad affilare l’ascia” diceva un tale che si chiamava Abraham Lincoln…

Una volta spiccato il volo, non limitarti a rispondere agli annunci di lavoro! Parti da te stessa e fai il punto della situazione in cui ti trovi. La ricerca di lavoro è tanto più efficace quanto più sei consapevole delle tue competenze e di come queste possono portare valore aggiunto al mercato del lavoro.

Per iniziare, ecco tre buone domande che puoi farti:

  • Cosa vorrei fare?
  • Cosa so fare?
  • Qual è il mio più grande punto di forza? E il mio più grande limite?

Se vuoi saperne di più su come approfondire la conoscenza della tua identità professionale per aumentare le opportunità di trovare lavoro, valuta l’idea di affidarti ad un coach per la carriera.

Se ti stai chiedendo chi è un coach per la carriera e cosa fa, continua a seguirci, lo scoprirai nel prossimo articolo…!

coaching donna

 

 

L’autore di questo articolo è Manuela Bortoluzzi, Responsabile del nuovo Progetto Coaching Donna di Talent’s Angels. Ha iniziato il suo percorso professionale nel campo della selezione del personale per poi intraprendere la strada della consulenza di carriera, con un occhio particolare al mondo femminile.

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Nicoletta Zanetti

Nicoletta Zanetti

Laureata in scienza dell’educazione, con più di quindici anni di esperienza nell’ambito delle risorse umane. Specializzata nella ricerca e selezione di impiegati, Quadri e Dirigenti. Membro di EMCC Italia promuove coaching e mentoring. Ama scoprire i “talenti” dei candidati e affiancarli nello sviluppo di carriera.
2 commenti
  1. Andrea Severin
    Andrea Severin dice:

    Sono tentato di partecipare al seminario del 18, è dedicato al mondo femminile o comprende anche i “maschietti” come li avete chiamati nel vostro articolo?

    Grazie per una cortese risposta, Andrea Severin

    Rispondi

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