intervista HR

Intervista con l’HR: Elisa Benvenuto

Questa settimana , per il nostro consueto appuntamento dedicato agli HR, intervistiamo Elisa Benvenuto giovane ed emergente HR  Assistant del Gruppo Palazzetti  SPA, colosso nella produzione di prodotti per riscaldamento.

Dottoressa Benvenuto ci può raccontare come è approdata al ruolo che oggi ricopre?

Tre sono gli ingredienti che mi hanno fatta approdare a questa professione: l’amore per le persone, la tenacia e un pizzico di fortuna.Da sempre mi sono interessata al benessere delle persone e alle loro potenzialità. Gli studi umanistici che ho frequentato mi hanno permesso di approfondire gli aspetti psicologici e sociologici che stanno dietro al comportamento di ognuno di noi. L’insieme di queste cose mi ha stimolata a cercare un lavoro nell’ambito delle risorse umane e devo dire che, nonostante le difficoltà incontrate, la mia tenacia mi ha permesso di riuscirci. La fortuna poi  mi ha permesso di trovare un’azienda come la Palazzetti, con una visione moderna della gestione delle risorse umane. Qui ho potuto mettere  a frutto quanto appreso e soprattutto ho avuto la possibilità di proporre le mie idee.

Quali sono gli aspetti predominanti della sua professione?

Ritengo che  nella mia professione sia determinante  avere doti di grande umanità; nell’ambito delle risorse umane spesso ci si trova ad affrontare situazioni difficili, con un forte coinvolgimento emotivo. Analizzare queste situazioni con umanità permette di mantenere il rispetto verso gli altri e verso se stessi.

A suo parere l’HR di una grande azienda quali competenze professionali è indispensabile debba possedere? E’ più importante l’aspetto tecnico o psicologico?

Ritengo che un buon HR, per essere definito tale, debba possedere un connubio dei due aspetti, uno senza l’altro lo renderebbe “difettoso”. Tra i due, sicuramente, quello psicologico deve essere la base, al quale si va ad implementare l’aspetto tecnico, continuamente migliorabile attraverso la formazione e l’esperienza.

La nostra realtà è fatta di PMI, secondo lei su cosa deve puntare principalmente chi segue le Risorse Umane in questo contesto?

All’interno delle PMI spesso non viene neppure concepita la funzione delle Risorse Umane, ma esclusivamente quella di Amministrazione del Personale. Pertanto penso che la cosa fondamentale sia quella di far percepire tutti i vantaggi (sia per il Datore di lavoro che per il Dipendente) che possono derivare da una corretta gestione delle Risorse Umane (dalla formazione per ottenere migliori risultati con meno sprechi, alla maggior soddisfazione dei dipendenti se vengono valorizzati per quanto sanno fare, al miglior clima aziendale, ecc.).

Quali sono le sfide che oggi si ritrova ad affrontare chi ricopre un ruolo come il suo?

Le sfide sono molte, ma attualmente, a mio parere, la più importante è forse quella di far si che le persone si avvicinino positivamente al ruolo dell’ HR. Visti i tempi in cui stiamo vivendo spesso l’Ufficio Risorse Umane è visto più come un “tagliatore di teste” che non come uno sviluppatore di risorse. Mi piace l’idea di poter lavorare in questa direzione, per modificarne la percezione.

Il nostro paese sta attraversando un lungo periodo di crisi economica; in questo contesto L’Azienda che lei rappresenta ha dovuto cambiare qualcosa nella sua gestione?

Ritengo che un’Azienda, come una persona, debba sempre essere in uno stato di continuo cambiamento (se guardiamo una foto di ieri salta subito all’occhio che siamo diversi da oggi). L’importante è riuscire a cambiare in linea con i nostri desideri all’interno del contesto in cui siamo immersi. Perciò si, in questa direzione, la mia Azienda ha cambiato e sta cambiando continuamente.

Quale ritiene sia l’aspetto più difficile della sua professione?

Non saprei definirlo in maniera precisa. Forse uno degli aspetti più difficili, ma  anche molto stimolante, è quello di riuscire a modulare continuamente il modo di porsi, al fine di instaurare un dialogo proficuo con persone diverse nei contesti piú diversi.

Nella sua breve, ma intensa carriera professionale ha qualche ricordo di fatti significativi, belli o meno belli, che le hanno lasciato un segno importante?

Ricordo con piacere un evento organizzato qualche anno fa in Palazzetti, lo Stagisti Day, una giornata dedicata agli stagisti presenti in azienda, dove ciascuno  ha potuto raccontare alla Direzione aziendale la propria esperienza di stage e le idee/proposte emerse in quel periodo. L’esperienza è stata significativa perché mi ha permesso di valutare come il potenziale delle persone sia molto più libero di emergere, lasciando anche spazio alla creatività, se i limiti posti sono molto ridotti (come possono essere quelli per una persona in stage). Questo mi ha fatto riflettere sul tipo di leadership che vorrei e sto cercando di avere nello svolgere il mio lavoro.

Ci può raccontare quello che per lei è stato il risultato personale di maggior successo raggiunto?

Mi piace godere dei successi man mano che si realizzano, il maggiore penso lo definirò durante il bilancio al termine della mia carriera.

Ci sono molti giovani come lei che si stanno avvicinando a questa professione o l’hanno appena intrapresa, facendo tesoro dell’esperienza che sta vivendo si sente di dar loro qualche consiglio affinché possano affrontarla al meglio?

L’unico consiglio che mi sento di dare è quello di amare la propria professione. Se si crede in quello che si fa e lo si fa con passione, tutto diventa più semplice. Anche l’entrare in un mondo che spesso non ha molti posti disponibili, soprattutto nella nostra zona, diventa più semplice se alla determinazione si unisce la passione.

Negli ultimi anni abbiamo conosciuto molte, forse troppe riforme del lavoro. Se lei domani fosse chiamata a ricoprire la carica di Ministro del Lavoro in che direzione andrebbe, cosa cambierebbe pensando di essere utile alla collettività?

Penso che partirei da lontano, da una riforma della scuola. In questi ultimi anni si è sentito e si sente continuamente parlare di una scuola che avvicini lo studio al mondo del lavoro, ma questo in concreto non si sta realizzando. Potendo disegnare la scuola che ho in mente, sarebbe una “scuola del fare”, dove gli studi teorici siano alternati costantemente (anche settimanalmente) alle esperienze nel mondo del lavoro, in modo tale che gli studenti possano sperimentare da subito il campo di loro interesse ed eventualmente modificarlo strada facendo (in questo modo si ridurrebbe certamente la dispersione scolastica per aver scelto una strada sbagliata) e dall’altro lato le aziende avrebbero la possibilità di avere sempre al loro interno delle menti giovani e stimolanti e di poter valutare precocemente dei candidati che potrebbero essere degli ottimi dipendenti in futuro. Dall’altro lato costituirei una sorta di “bonus” per le aziende ospitanti, in modo che questo non sia un peso per le aziende, ma diventi un circolo virtuoso che si alimenta continuamente.Agli opposti, con l’aumento dell’età pensionabile e le difficoltà per le persone e per le aziende ad impiegare risorse che, per natura, non hanno la stessa energia di anni prima, istituirei un programma di mentoring all’interno delle aziende e fra le aziende, dove le persone con grande esperienza, ma con un’età avanzata che rende più difficile svolgere gli stessi compiti di anni prima, possano fungere da mentori, trasferendo tutta la loro esperienza verso chi, ha delle ottime potenzialità, ma è solo all’inizio della carriera e manca di tutto ciò che una lunga esperienza può dare.

Elisa BenvenutoElisa Benvenuto nasce a Spilimbergo il 10 ottobre 1979, si laurea in Scienze dell’Educazione presso l’Universita degli Studi di Trieste. Dal 2005 al 2007 svolge il ruolo di Addetta alla Ricerca e Selezione presso Manpower Group. Dal 2008 al 2009 svolge il ruolo di impiegata amministrativa presso Banca Popolare Friuladria. Dal 2010 entra a far parte del Gruppo Palazzetti all’interno dell’Ufficio Risorse Umane, occupandosi principalmente dell’area Selezione, Formazione e Sviluppo.

Se ti interessano le storie di altri HR Manager che si sono raccontati a Talent’s Angels puoi leggere le interviste a Mirco Zin e Francesco Bresil

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Barbara Calneggia
Mi sono specializzata in lingue straniere ma, chissà perchè, da sempre ricopro ruoli commerciali. Ho lavorato come area manager nel settore dei servizi alle imprese, gestendo figure commerciali e di back office, ma ritengo di esprimermi al meglio nel rapporto diretto con il cliente, la cui soddisfazione è il mio unico obiettivo.
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