Alla ricerca della settimana lavorativa breve

Ciclicamente si riapre il dibattito sulla riduzione della settimana lavorativa a 4 giorni per rivoluzionare la tradizionale organizzazione dei tempi lavorativi. Mentre in diversi Paesi esteri stanno già sperimentando questo metodo e mettendo in discussione il paradigma secondo cui più ore trascorse sul posto di lavoro equivalgano a più produttività, in Italia c’è ancora un po’ di reticenza sull’argomento.

Che ci sia cautela su una misura di questo tipo è comprensibile, visto che siamo tra i Paesi più stacanovisti d’Europa. Allo stesso tempo i dati parlano chiaro: se da un lato lavoriamo tante ore alla settimana, i livelli di produttività sono sconfortanti. Che ci sia davvero bisogno di una diversa organizzazione del lavoro?

Tramite un sondaggio su LinkedIn, abbiamo di recente domandato agli utenti quale ritenessero fosse il beneficio principale dell’introduzione della cosiddetta settimana corta.

Ecco cosa abbiamo scoperto:

Grafico sondaggio settimana corta

Bilanciamento vita-lavoro

Su un ricco campione di utenti, la maggior parte ha dichiarato vincitore il bilanciamento vita-lavoro (66%). Questo è un risultato che non ci sorprende, perché minore tempo da impiegare lavorando (magari in flessibilità, quando possibile) porta di conseguenza ad avere maggior tempo da dedicare a se stessi. Emerge chiaramente un desiderio di equilibrio tra sfera professionale e personale, due dimensioni che non devono ostacolarsi, ma viaggiare in parallelo e in sinergia.

Uno studio condotto lo scorso autunno ha rivelato che in Italia il 32% degli intervistati stava pensando di cambiare lavoro nei successivi dodici mesi. Tra le diverse motivazioni, per il 36% dei lavoratori italiani  c’era proprio la volontà di ricercare un miglioramento del work-life balance. È un dato significativo che fa riflettere su quali siano le priorità, anche in termini di benefit aziendali.

Meno stress, più produttività

Al secondo posto c’è invece la diminuzione dello stress, correlata ad una maggior produttività (30%). Anche in questo caso, la percezione è che meno ore lavorative possano ridurre lo stress sul luogo di lavoro e portare ad una maggior organizzazione delle proprie attività.

Un caso da tenere sott’occhio è quello dell’Islanda. Infatti, negli ultimi anni il governo islandese ha sperimentato la settimana corta in diversi ambiti del settore pubblico, senza tagliare i salari dei propri dipendenti. I risultati sono stati più che positivi! Si legge, infatti, che non solo la qualità di vita dei lavoratori è migliorata, ma anche che produttività e fornitura di servizi sono rimasti invariati, crescendo addirittura in alcuni settori. Interessante, vero?

Miglioramento parità di genere

Ritornando al nostro sondaggio, abbiamo inserito anche un ulteriore possibile beneficio: il miglioramento della parità di genere (2%). Pochi utenti hanno selezionato questo come vantaggio principale, probabilmente perché conseguenza di un corretto bilanciamento vita-lavoro. Tuttavia, in quanto realtà attualmente tutta al femminile, questo è un fattore che ci sta particolarmente a cuore.

La settimana lavorativa breve e una maggiore flessibilità sul luogo di lavoro potrebbero permettere a molte donne di avanzare nella propria carriera e di bilanciare effettivamente i propri impegni con necessità personali o familiari. C’è bisogno di un cambiamento culturale che porti ad una maggiore divisione dei compiti e ad abbandonare la visione per cui il lavoro di caregiving sia prerogativa della donna. Nuove modalità di lavoro potrebbero progressivamente aiutare in questo verso? Noi siamo fiduciose!

Cosa vogliono i giovani?

Da diversi anni vengono pubblicati report che indagano il comportamento sul luogo di lavoro dei Millennials, ma recentemente l’attenzione si è spostata sulla cosiddetta Generazione Z (i nati da metà anni 90 al 2010), che si sta progressivamente inserendo nel mondo del lavoro. Entrambe le generazioni hanno segnato un definitivo cambiamento in termini di aspettative e richieste in ambito lavorativo, che non può di certo passare inosservato.

Secondo il report 2021 di Deloitte, per i due gruppi generazionali la flessibilità continua a primeggiare tra i fattori percepiti come maggiormente influenti sul successo di un’azienda. In particolare, con la pandemia è emersa una accentuata attenzione verso la salute mentale, ma il 40% di Millennials e Gen Z ha dichiarato che i datori di lavoro non hanno fatto abbastanza per supportare (e prevenire) i periodi di stress correlati al lavoro durante questo periodo.

Ascoltare e comprendere quali sono i bisogni e i valori dei futuri lavoratori può essere una strategia vincente per attirare i giovani talenti e crescere come azienda.

Da necessità a virtù

Nel nostro piccolo, Talent’s Angels ha fatto propria la filosofia del lavoro flessibile. Siamo consapevoli delle difficoltà che le lavoratrici riscontrano sistematicamente in ambito professionale e offriamo autonomia e agilità per poter coniugare lavoro e vita privata. Come ci riusciamo? Principalmente dando fiducia alle nostre collaboratrici! Questo significa lavorare per obiettivi e secondo i propri ritmi, liberandosi dai vecchi schemi operativi.

Nei limiti consentiti dal lavoro e dal settore di ognuno, c’è bisogno di una rivoluzione del metodo di lavoro. Che sia tramite una maggiore flessibilità, con il consolidamento dello smartworking o l’introduzione della settimana corta: ridiamo spazio e respiro ai lavoratori, prediligiamo la qualità sulla quantità.

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Chiara Turchet

Chiara Turchet

A Bolzano ho studiato comunicazione in un ambiente multiculturale; all'interno di Talent's Angels mi occupo di comunicazione e marketing.
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