I.A.C.E.R., l’impresa che aiuta

Nel momento più buio dell’emergenza coronavirus un’azienda veneta di Martellago in provincia di Venezia, mette in piedi un’iniziativa grazie alla quale è stato fornito un supporto preziosissimo a chi stava lavorando, nelle condizioni purtroppo a noi tutti note, per salvare disperatamente la vita delle persone.

I.A.C.E.R. Srl è proprietaria del marchio I-TECH Medical Division ed è un fabbricante di dispositivi medici per la riabilitazione domiciliare e professionale. Un team di circa 70 persone segue tutta la filiera, dal design di prodotto, alla realizzazione, alla marchiatura dei dispositivi, alla vendita, assistenza e informazione medica, servendo oltre 2000 punti vendita in Italia e 80 rivenditori in 50 paesi del mondo.

Grazie alla volontà di Matteo Zennaro, Amministratore Delegato e di Massimo Marcon, Presidente, I.A.C.E.R. si organizza per donare migliaia di saturimetri e termometri digitali a infrarossi.

Oggi abbiamo il piacere di pubblicare l’intervista a Matteo Zennaro, che ringraziamo del tempo che ci ha gentilmente dedicato per raccontarci come è andata.

Ing. Zennaro, il vostro è stato un gesto di grande solidarietà. In un momento in cui ogni altra criticità sembrava essere oscurata da quella sanitaria, vi siete mossi mettendo in piedi un aiuto concreto ed immediato. Come è nata questa idea?

Come tutti, siamo stati travolti da questa emergenza che cresceva man mano ed è esplosa ai primi di marzo. Una volta messe in sicurezza l’azienda e le persone, gestendo le presenze e autorizzando dove possibile lo smart working, ci siamo trovati a dover improvvisamente gestire oltre alla normale attività di fornitura di servizi agli ospedali, alle farmacie e alle sanitarie, una mole enorme di richieste da tutto il territorio nazionale, che cresceva di giorno in giorno, di ora in ora. Abbiamo ricevuto richieste che raccontavano di situazioni al limite, anche molto commoventi. Un esempio su tutti: una telefonata ricevuta direttamente dal nostro Presidente, in Azienda, da una dottoressa dell’Ospedale di Fermo in forte difficoltà che aveva in accettazione 10 pazienti e disponibili soli 5 saturimetri, 3 dei quali tra l’altro acquistati da lei stessa online con la propria carta di credito in velocità e tralasciando ogni richiesta alla direzione sanitaria, perché a quel punto questi dispositivi erano già ricercatissimi e di lì a due minuti non li avrebbe probabilmente più trovati. In un frangente del genere c’era poco da pensare, abbiamo fatto un pacchetto e gliene abbiamo regalati una decina. Questo è quello che va fatto in queste situazioni. Sappiamo tutti quale fosse il livello di criticità. Serviva un aiuto e rapidamente. Ci siamo messi subito in moto con la Regione Veneto, la Regione Lombardia e alcune associazioni di categoria per avviare la macchina delle donazioni. Di lì le richieste sono ulteriormente aumentate e oggi cerchiamo di esaudirle tutte, anche con pochi pezzi magari alla Protezione Civile di un piccolo paese o a qualche associazione di volontariato.

La vostra Mission aziendale, che pone il paziente e il suo percorso di cura al centro del vostro impegno quotidiano, sembra coniugarsi perfettamente con questa vostra iniziativa. È così?

Assolutamente sì. Negli ultimi 2/3 anni abbiamo definito i nostri focus, Mission e Vision, che vanno proprio in questa direzione. Questo nostro piccolo gesto ci è poi in qualche modo “sfuggito un po’ di mano” perché è nato con numeri e un intento dettati dalla volontà di aiutare a modo nostro le enormi esigenze della sanità pubblica nella primissima emergenza, ma poi le richieste e l’eco di questa nostra iniziativa sono andate ben oltre quello che ci aspettavamo per una piccola realtà come la nostra. Questo ci ha fatto molto piacere e ci ha portato ad aumentare, per quanto possibile, i numeri delle nostre donazioni e degli aiuti un po’ in tutto il territorio nazionale.

La diffusione di questa Mission fra i vostri collaboratori è uno dei vostri obiettivi primari. Pensando alle persone che lavorano in azienda, quale impatto ha avuto questo forte impegno in un contesto già messo a dura prova dagli eventi? Come hanno reagito?

I collaboratori sono stati tutti straordinari, quelli che sono con noi da tanti anni tanto quanto quelli arrivati da pochi mesi. Tutti hanno sposato l’idea di cimentarsi in questo sforzo dai contorni anche traumatici, perché resosi necessario da un giorno all’altro. Da noi l’ambiente è molto amichevole, le persone vanno d’accordo e sono abituate a condividere le loro giornate e quindi ritrovarsi improvvisamente a dover lavorare da casa è stato un passaggio difficile. Ma tutti hanno capito e hanno modificato il proprio modo di operare, ben contenti di continuare a fare la loro parte soprattutto in questo contesto di emergenza. A parte i primi due giorni necessari per fare il punto della situazione, l’azienda è rimasta sempre aperta con tutto ciò che in termini di stress ha implicato lavorare in piena emergenza, e tuttora sotto stress restano la parte della logistica e delle spedizioni. Tutti hanno continuato a fare il proprio lavoro, anche in una modalità nuova e sempre convintissimi nello spendersi per riuscire ad essere d’aiuto.

C’è un episodio o un’immagine che ricorderà in particolare di queste settimane così complesse?

Gli episodi sono numerosi, difficile estrapolarne uno. Ricorderò sicuramente le telefonate a tutte le ore del giorno e della notte con il mio socio Massimo Marcon, il nostro Presidente. In una situazione così concitata e complicata ti fai mille domande, non sei sicuro di avere tutte le risposte e soprattutto di averle giuste. Questo fa parte dello spirito dell’imprenditore e di chi ha un ruolo dirigenziale, ma in un contesto di questo tipo dubbi ed incognite si moltiplicano. Ricorderò certamente la fatica di tutti. Oggi la situazione è relativamente più sotto controllo a livello di ritmi lavorativi, ma il primo mese di crisi ho sentito e visto le persone davvero provate e penso soprattutto alle persone della logistica, della gestione ordini, del magazzino. E nessuno ha mai lesinato un sorriso, la soluzione del problema improvviso, l’aiuto al collega. Non è mai mancata la risata, la battuta né dal vivo, né al telefono o in una delle innumerevoli videochiamate. Non c’è stato alcun tentennamento sugli impegni da portare avanti e devo dire che non nutrivo alcun dubbio su questo. Le persone hanno le loro famiglie, tanti pensieri ma nessuno si è mai tirato indietro. Eravamo tutti presenti.

Matteo Zennaro nasce il 23/08/1975 a Mestre (VE), consegue la maturità scientifica e si laurea in Ingegneria Biomedica. Terminati gli studi nel 2001 ricopre il ruolo di responsabile di produzione in Simed Srl, azienda fabbricante di dispositivi medici nel veneziano, dove resta per circa 7 anni ricoprendo successivamente il ruolo di responsabile qualità. Nel 2008 entra a far parte del team di IACER Srl, fabbricante di dispositivi medici per la fisioterapia e riabilitazione con sede a Martellago (VE) con il ruolo di direttore tecnico e qualità, collaborando con la Direzione allo sviluppo del brand I-Tech Medical Division. Nel 2013 diventa socio dell’Azienda ed entra nel CdA. Dal Novembre 2016 diventa Amministratore Delegato dell’Azienda.

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Francesca Cancian
Laureata in psicologia a Trieste, ho più di 15 anni di esperienza nella vendita di servizi di consulenza ad alto valore aggiunto alle imprese. Ho creato e gestito reti vendita e curato lo start up di business unit. Appassionata di coaching e sviluppo personale, credo fermamente nel potenziale delle persone.
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