intervista HR

Monica Bettio, una HR proiettata al futuro

Questa settimana abbiamo il piacere di ospitare il contributo della Dott.ssa Monica Bettio che ricopre il ruolo di HR Manager presso NPE Srl, azienda che sviluppa e produce schede elettroniche, appartenente al gruppo De Longhi e al gruppo cinese H&T.

Leggi l’intervista che la nostra Responsabile Commerciale Laura Cappai ha fatto a Monica Bettio, una HR Manager proiettata al futuro

Dottoressa Bettio ci può raccontare come è approdata al ruolo che ad oggi ricopre?

L’ambito delle risorse umane ha destato la mia curiosità durante gli studi universitari quando, tra i mille lavoretti, ho partecipato ad un progetto che vedeva coinvolti alcuni Responsabili HR di aziende strutturate del Nord Italia. Inizialmente, proprio per curiosità, ho cercato di approfondire i contenuti di questa funzione e da qui è scaturita l’intenzione di inserirmi in quest’area, portandomi a dirottare il mio piano di studi. Conseguita la laurea, sono entrata in un’APL dove sono rimasta per qualche anno, facendo un percorso abbastanza classico, per poi raggiungere il mio obiettivo di entrare in azienda. Qui mi sono occupata per qualche anno di un paio di plant produttivi, cui poi si è aggiunta una sede commerciale in Toscana. Nel 2016 infine mi è stato proposto di cogliere la sfida di guidare la funzione HR di NPE, un’azienda che entrava in quel momento a far parte del gruppo De’Longhi.

Secondo lei, quali sono gli aspetti determinanti e predominanti della sua professione?

Credo che una funzione risorse umane vincente sia quella in grado di essere molto vicina agli obiettivi di business dell’azienda, una funzione coinvolta in tutte le dinamiche inerenti al business. Quindi parliamo di una funzione che sappia prendere questi obiettivi e tramutarli in piani o programmi dedicati alle persone che lavorano all’interno dell’azienda, pensando non tanto all’oggi ma soprattutto al domani. Lavorare sull’oggi sarebbe tardi, dobbiamo pensare a quello che servirà domani, in termini di capitale umano dell’azienda. Quindi se parliamo, per esempio, di selezione dobbiamo pensare ai profili di cui avremo la necessità domani. Se parliamo di formazione e sviluppo dobbiamo pensare a costruire le competenze necessarie domani. Prossimità al business e orientamento al futuro credo siano l’aspetto più importante.

A suo parere l’HR di una grande azienda, quale quella in cui lei opera, quali competenze professionali è indispensabile debba possedere? E’ più importante l’aspetto tecnico o quello psicologico?

Spesso il ruolo delle risorse umane è sottovalutato proprio perché si enfatizza l’uno o l’altro aspetto: da una parte un ruolo strettamente amministrativo, dedicato unicamente alla gestione amministrativa delle risorse e dall’altra un ruolo esclusivamente relazionale, dedicato per esempio all’ascolto dei lavoratori e delle lavoratrici, più legato all’orientamento psicologico e all’empatia. Credo invece che la complessità di questa funzione consista proprio nel fatto che debba avere entrambe queste anime e avere una cassetta degli attrezzi molto fornita da cui estrarre, all’ occorrenza, le competenze tecniche, economiche, normative (e sappiamo che la normativa del lavoro è molto complessa così come quella amministrativa), ma anche le cosiddette soft skills che sono necessarie per trattare e gestire le persone. Quindi direi che è indispensabile possedere il giusto mix di questi aspetti.

La nostra realtà è fatta di PMI, secondo lei su cosa deve puntare principalmente chi segue le Risorse Umane in questo contesto?

Non credo sia necessariamente la struttura a determinare la tipologia di direzione risorse umane più adatta. Credo sia importante per una PMI, come per una grande azienda strutturata, la coerenza con gli obiettivi più strategici dell’azienda. Chiaramente nella PMI questo è il pensiero dell’imprenditore o di un management ridotto, mentre nella grande azienda questo può essere più articolato, ma la strategia vincente consiste proprio nell’essere coerenti con l’obiettivo aziendale e con tutte le attività che poi vengono proposte per quel tipo di azienda.

Quali sono le sfide che oggi si ritrova ad affrontare chi ricopre un ruolo come il suo?

La sfida più grande credo sia il cambiamento, quindi l’adeguare la propria azienda a quello che è il mercato, al mondo esterno che è sempre più incalzante ed esigente. Viviamo in tempi molto veloci e in continua evoluzione e l’azienda deve cambiare di conseguenza.

La figura dell’HR sta diventando sempre più incisiva e preponderante; secondo lei la funzione subirà un’evoluzione e se sì, cosa potrebbe cambiare e come vede il suo ruolo da qui in avanti?

Credo che i macro-obiettivi della funzione rimangano gli stessi e cioè, come dicevo, settare il capitale umano necessario per il futuro. Cambiano invece le modalità e gli strumenti. Se pensiamo alla tecnologia, alle nuove modalità di gestione e conduzione dei processi tipici del mondo delle risorse umane, questi sono cambiati tantissimo, quindi chi lavora all’interno della nostra funzione deve essere aperto e conoscere tutte le novità dei vari settori.

Domanda d’obbligo: il nostro paese sta attraversando un lungo periodo di crisi economica; in questo contesto lei ha dovuto cambiare qualcosa nella sua gestione?

Mi viene da sorridere perché quando pensiamo alla parola crisi, dovremmo pensare a qualcosa di puntuale, riconducibile ad un momento. La crisi è una rottura che fa uscire da un sistema o da un paradigma ed iniziarne un altro. Invece parliamo di crisi da parecchi anni, quindi mi chiedo se non si debba smettere di parlare di crisi ma si debba piuttosto parlare di un nuovo sistema, di un nuovo ambiente e di un nuovo scenario. In questo momento, ho la fortuna di lavorare in un’azienda che ha un controllo abbastanza paritario di una società italiana e di una società cinese, quindi una grande sfida e anche una grande opportunità è proprio quella di poter lavorare con culture diverse, di cui sto apprezzando la forza, l’energia, la preparazione e che mi stanno dando tanto. Non so se possa essere un modo per uscire dalla crisi ma credo che una buona opportunità che possono avere le aziende italiane sia quella di fare rete, di guardare al di là dei propri confini, per cercare di cogliere altre modalità, per uscire dalla propria comfort zone e affrontare quel cambiamento che richiede un mercato sempre più globale.

Quale ritiene sia l’aspetto più difficile della sua professione?

Nel mio lavoro ho a che fare con le persone e le persone sono quanto di più imprevedibile ci possa essere. Ogni volta che si fa un piano o si lavora ad un progetto, bisogna essere pronti a cambiarlo, ad avere un piano B, C, D, E o comunque a sterzare in corsa ed è davvero complesso partire con un’idea e arrivare a chiudere un progetto con una direzione diversa da quella per cui si era partiti. Ma con le persone è cosi e anche questo è il bello del mio lavoro.

Nella sua carriera professionale ha qualche ricordo di fatti significativi, belli o meno belli, che le hanno lasciato un segno importante?

Più che fatti ho in mente persone che ho conosciuto sul lavoro, con molte delle quali sono ancora in contatto, ci scambiamo idee, progetti, sfoghi…ex-colleghi con cui ogni tanto ci si sente per confrontarci, per darci una “pacca sulla spalla” o anche tutte quelle persone che, pur facendo parte del passato, mi hanno trasmesso emozioni, mi hanno dato tanto. Capita di incontrarle per caso e di scambiarci anche solo un sorriso o una stretta di mano…queste cose hanno un grande valore e ti rimangono dentro.

Questo è un ruolo che comporta relazioni e scambi continui. Fra i tanti e diversi momenti, ricorda un aneddoto divertente?

Ci sono tanti momenti, tanti piccoli episodi che mi hanno fatto ridere perché comunque è importante divertirsi anche sul lavoro. Mi viene in mente quando, nelle mie prime trattative sindacali, partecipavo ad un tavolo piuttosto articolato e c’era un componente delle RSU che faceva le caricature di tutti i partecipanti al tavolo. Era bravissimo perché sapeva cogliere gli aspetti cruciali della discussione e imprimerli nei volti che disegnava. Le ho ancora a casa e mi capita ancora oggi di essere in trattativa e di pensare a come lui disegnerebbe me o qualcun altro del tavolo.

Ci può raccontare quello che per lei è stato il risultato personale di maggior successo raggiunto?

Non so se sia il risultato più grande ma sicuramente quello su cui ultimamente mi soffermo a riflettere è il fatto di aver costruito, qui dove lavoro oggi, un team risorse umane molto affiatato e che condivide con me l’entusiasmo per questa funzione, per le attività che proponiamo e che portiamo avanti. Siamo persone molto diverse ma insieme credo siamo davvero una squadra e questo mi dà davvero molta soddisfazione.

Ci sono molti giovani che si stanno avvicinando a questa professione o l’hanno appena intrapresa, dall’alto della sua significativa esperienza si sente di dar loro qualche consiglio affinché possano affrontarla al meglio?

Direi di non specializzarsi su uno solo dei diversi processi della funzione risorse umane, di non pensare solo alla formazione, solo alla selezione o allo sviluppo o all’ambito amministrativo ma di lavorare a trecentosessanta gradi, dandosi del tempo, non avendo fretta e cercando di approfondire la varie complessità. Non si può per esempio fare selezione, non si può condurre una trattativa in fase di assunzione se non si conosce il CCNL, l’amministrazione o il costo del lavoro.

Negli ultimi anni abbiamo conosciuto molte, forse troppe riforme del lavoro. Se lei domani fosse chiamata a ricoprire la carica di Ministro del Lavoro in che direzione andrebbe, cosa cambierebbe pensando di essere utile alla collettività?

Credo che le aziende oggi abbiano bisogno di flessibilità e quindi tutti gli strumenti necessari affinché un’azienda sia flessibile sono fondamentali, al di là del fatto che possano piacere o non piacere. Affermare che siano strumenti meno garantisti per il lavoratore significa dare una lettura non coerente e anacronistica della realtà e questo dovrebbe tenerlo bene in mente chi scrive leggi sul diritto del lavoro. Altra grande necessità è la certezza del diritto: l’azienda deve sapere quali sono i suoi limiti perché glielo dice la legge, non perché glielo dice il giudice successivamente.

Monica Bettio

Nata a Mirano (VE) nel 1979. Ha conseguito maturità classica e laurea in Scienze Politiche, indirizzo Economico. Durante gli studi ha lavorato prevalentemente in un’agenzia di marketing e, conseguita la laurea ha iniziato in un’APL, dove è rimasta qualche anno. Nel 2007 ha iniziato l’avventura in azienda, entrando in De’Longhi come HR Business Partner. Nle 2010 ha svolto un master executive in Diritto e Pratica del Lavoro. Dal 2016 ricopre il ruolo di HR Manager in una società del gruppo, NPE Srl, di Longarone (BL), un’azienda che sviluppa e produce schede elettroniche. 

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Nicoletta Zanetti

Nicoletta Zanetti

Laureata in scienza dell’educazione, con più di quindici anni di esperienza nell’ambito delle risorse umane. Specializzata nella ricerca e selezione di impiegati, Quadri e Dirigenti. Membro di EMCC Italia promuove coaching e mentoring. Ama scoprire i “talenti” dei candidati e affiancarli nello sviluppo di carriera.
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